Attraversando – Recensione a cura di Patrizia Belleri

Attraversando – Morte, lutto, creatività,  curato da Simonetta Putti, è un’opera corale che accoglie il pensiero di autori diversi su un tema difficile.
Chi si aspetta di intraprendere una lettura angosciante è sorpreso già dal titolo. Il verbo anzitutto: “attraversando”, nel suo significato di processo e nella sua forma – il gerundio – e poi il sostantivo, “creatività”,  aprono a una lettura della morte creativa in quanto volta alla ricerca del suo senso.
La Curatrice dà voce a due Grandi che sono stati significativi nel suo percorso professionale e umano: lo psichiatra Bruno Callieri e lo psicoanalista junghiano Aldo Carotenuto. Entrambi hanno già compiuto il misterioso “attraversamento”. Continua a leggere…

OniroCineNautica in “Il Sogno crocevia di mondi”

Il sogno crocevia di mondiÈ fresco di stampa OniroCineNautica, il contributo di Amedeo Caruso al libro di Autori Vari Il Sogno crocevia di mondi (Alpes Italia, Roma).

Si tratta di una magica navigazione nei sogni presenti nel cinema, che è già un sogno fabbricato dall’arte umana. Ci si imbarca dal porto archetipico che è I misteri di un’anima di Pabst, passando per due rari e quasi sconosciuti film, uno con Buster Keaton e l’altro con Stan Laurel e Oliver Hardy che ne sono anche i rispettivi registi. Si incontra un film stupendo diretto da Hathaway, Sogno di prigioniero, che Bunuel considerava tra i dieci migliori film del mondo. Ci si imbatte poi nella Donna del ritratto di Fritz Lang, uno dei film più geniali sulla composizione del sogno. Vengono presi in esame film super famosi come Io ti salverò di Hitchcock, ma anche film di nicchia come Musica per i tuoi sogni di Curtiz e Le belle della notte di René Clair. Ai magistrali 8 1/2 di Fellini e Bella di giorno di Bunuel si aggiungono Tre donne di Altman – sul quale l’autore ha conversato e curiosato personalmente con il regista americano – e il quasi mai visto Doppio sogno dei signori X. Una traversata onirica che diventa anche un modo ulteriore per applicarsi alla MediCineTerapia e curare le proprie attitudini al sogno. 24 film tutti da vedere o rivedere per arricchire la propria creatività e la personale filmografia di ogni psicoanalista che si rispetti.

Attraversando – Morte, Lutto, Creatività – A cura di Simonetta Putti

Attraversando - Morte, Lutto, Creatività - a cura di Simonetta Putti

Questo libro dà voce ad autori diversi, prospettando al lettore una varietà di ottiche che saranno di impulso a pensare. Troviamo qui il pensiero di Bruno Callieri e di Aldo Carotenuto che già hanno – di fatto – attraversato la vita.

Altri autori si soffermano su talune particolari modalità, inconsuete ed anche poco note, di vivere il lutto e relazionarsi alla morte.

Il titolo “Attraversando” è un gerundio, tempo utilizzato per indicare un processo considerato nei suoi riferimento ad un secondo avvenimento. L’idea di processo ci sembra idonea a parlare di Morte e Lutto come momenti e movimenti dell’esistenza umana che – in quanto dolorosi e inevitabili – sono da taluni sentiti come limitanti e inaccettabili, ma che tutti dovremmo saper attraversare serenamente. Se sapremo attraversarli cogliendone il senso, potremo anche meglio camminare in questo percorso imprevedibile che è la vita, e forse potremo anche – creativamente – trasformare il dolore in opera.

Regie dell’inconscio – Le radici psicoanalitiche del cinema italiano d’autore

Regie dell'inconscio - Le radici psicoanalitiche del cinema italiano d'autore

Amedeo Caruso, psicoanalista e cineamatore, in questo libro indaga sulle radici psicoanalitiche del cinema italiano d’autore. Vengono presi in considerazione registi tricolori che siedono già nell’Olimpo del cinema mondiale come Fellini, Bertolucci, Bellocchio, Dino Risi, ma anche cineasti italici bravissimi e originali. Nel testo viene anche raccontata la querelle tra il regista Faenza e lo psicoanalista Aldo Carotenuto a proposito del film Prendimi l’anima. Quest’opera raccoglie le conversazioni dell’autore con i magnifici sette mostri sacri del cinema italiano che si sono nutriti al seno psicoanalitico: Giorgio Albertazzi; Nelo Risi; Carlo Lizzani; Vittorio De Seta; Fabio Carpi; Giovanna Gagliardo; Roberto Andò. Conclude il volume una simpatica intervista con Simona Argentieri, la regina italiana della critica psicoanalitico-cinematografica.

Cuore e Ambiente di Claudia Bettiol

(e-book reperibile all’indirizzo http://www.sergioferraris.it )

Un libro che – nelle intenzioni dell’Autrice – può dirsi di ecologia ma ci appare in primo luogo come esempio di “comunicazione” . Il testo è stato messo in rete e questo aspetto già gli conferisce un tratto di radicale attualità: pensiamo a D. De Kerckhove, all’attuarsi della cosiddetta “ mente connettiva” che consente opportunità prima impensabili nel confronto delle idee e delle informazioni, suscitando una sorta di “brain storming” a livello potenzialmente globale, che altresì ci riporta alla intelligenza collettiva auspicata da P. Levy.

Per quanto attiene il contenuto, comunicazione di realtà diverse e interconnesse, di uno spazio / tempo che si relativizza e si caratterizza nelle culture di appartenenza, mostrando quanto le problematiche ambientali e le soluzioni approntate, le emergenze e le reazioni alle crisi – al di là delle condizioni materiali e strutturali – si rapportino all’immaginazione dei suoi ideatori, parlino delle aspirazioni sociali e ne rivelino la visione del mondo.

Lo scritto si configura come opera complessa ma mai complicata, risultando anzi di agevole e piacevole lettura tanto per gli addetti a lavori quanto per chi si interessa da diversi approcci alla “ecologia della vita”.

Ci sembra infatti che l’oggetto di questa opera non sia (o non sia soltanto) una dotta ricerca sulle condizioni di un pianeta che va sempre più antropizzandosi e degradandosi, ma la passione per la Vita, intesa come chiave privilegiata per guardare il mondo e interpretarne la stratificata realtà.

Troviamo nel volume, oltre che puntuali e rigorosi rifermenti tecnici, ricchi rimandi che spaziano dall’antropologia alla storia e alla filosofia, dalla sociologia alla politica, dalla pedagogia alla psicologia e alle scienze dello Spirito. Materiali diversi, dunque, in una com-presenza che mai diviene e/ o genera con-fusione, ma che piuttosto si stratificano in una armonia complessa e generatrice di senso.

Il senso dell’equilibrio e dell’integrazione.

Equilibrio che si pone al contempo come spinta sovvertitrice e meta ideale: non più l’equilibrio statico derivante da una cartesiana visione della realtà ma un equilibrio in continua mutazione come meta progettuale del rapporto Uomo / Ambiente.

Gioco e rischio delle parti in gioco: fattori soggettivi ed oggettivi, microcosmo e macrocosmo vengono dall’Autrice utilizzati e richiamati nel progetto di una Armonia dinamica che consenta uno sviluppo sostenibile, sorretto da una nitida etica della Responsabilità.Occorre- per approssimarsi a questa meta – conciliare parti contrapposte, superare opposizioni apparentemente irriducibili, continuamente negoziando e rifacendosi alla forza delle passioni ed alla luce della ragione.

Al di là della vecchia logica basata sull’AUT AUT, qui si postula una filosofia di base improntata all’ET ET, alla possibilità di far ricorso a pensiero ed emozione, sensazione e intuizione, in una ottica che dia spazio e ascolto alle diverse voci.

Ernst Bernhard – Lettere a Dora dal campo di internamento di Ferramonti (1940-41)

in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 15, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2012

Come analista, la mia attenzione è volta all’ascolto del mondo interiore ma – memore anche del richiamo junghiano all’importanza dello Zeitgeist – costantemente osservo anche il contesto ed il Mondo.

Di fronte al portato del paziente mi pongo, e pongo, una domanda: perché proprio adesso?

Ho imparato nel tempo l’utilità di inscrivere ogni fatto nella dimensione temporale e nella cronaca, nonché nella storia.

Così, oggi – davanti all’epistolario Lettere a Dora che mi è stato chiesto di recensire – mi pongo la stessa domanda: perché proprio adesso?

Il corposo volume che riporta le lettere di E. B. a Dora, e le risposte di lei, durante il periodo di internamento nel campo di Ferramonti, assume allora anche un potenziale valore attuale.

In estrema sintesi, lo scambio di missive che costituisce il libro è la storia di una sopravvivenza psicologica e spirituale a condizioni di estremo disagio e dolore.

Nel tempo attuale, in cui per molti paesi dell’area mediterranea lo spread costituisce il filo spinato che limita le possibilità di movimento ed i signori delle agenzie di rating sembrano diventati i nuovi kapò, assistiamo ad una crisi non solo finanziaria ma anche dei valori che sottostanno alla società ed all’etica; ne consegue una generalizzata perdita di fiducia nel presente ed una disperazione del futuro, sino ai casi estremi di suicidi almeno apparentemente indotti da motivazioni economiche.

In questo contesto, l’Epistolario può porsi anche come memento e monito, passare il messaggio forte che sopravvivere ed anzi vivere si può, anche in condizioni difficili e/o estreme, perché come scrive E. B. abbiamo un solo nemico: la depressione ed il dubbio, la mancanza di fede in proprio destino.(vedi lettera di Ernst a Dora, 13.VII.40/XVIII).

Il lettore potrà trarne spunti per procedere nelle contingenze attuali, in cui da più parti si configura lo spettro di una perdita di fiducia, e sembra smarrita la dimensione di un futuro progettabile; nonché spunti per reagire al quadro depressogeno spesso amplificato dai massmedia, recuperando e/o inaugurando atteggiamenti proattivi. E qui è forse utile ricordare che E. Bernhard – nell’intento di schiudere l’enigma dell’anima italiana – si è soffermato sulla Grande Madre mediterranea, come premessa archetipica atta a dar conto di tipiche modalità psicologiche, esistenziali e comportamentali influenzate, in non piccola parte, dal complesso materno.

Nella prospettiva di una lettura attuale, è allora probabilmente utile ricordare anche che per E. B. l’uomo può recuperare dall’Ombra la propria specificità e la propria forza. Al di là della terminologia prettamente junghiana, all’individuo è data la possibilità di conoscere il proprio lato cosiddetto negativo, le debolezze e i difetti, anche l’anormale, l’insolito, il mostruoso e – accettando e reintegrando tali aspetti – diventare consapevole della propria costituzione individuale irripetibile.

Consapevolezza che si pone anche come energia, forza di vivere, e di sopravvivere pur in condizioni estreme ed in contesti oppressivi.

Questo è solo uno spunto attuale reperibile nel libro, che ha, peraltro, radici lontane e molteplici motivazioni.

Nella accurata e articolata introduzione, Luciana Marinangeli, ben evidenzia quali fili l’abbiano condotta a volere ed a curare la pubblicazione dell’epistolario.

Tra questi, cito in primis la riconoscenza a Ernst Bernhard ed a Mario Moreno.. la riconoscenza, così come la gratitudine sono sentimenti divenuti rari; nel campo che si centra e ruota attorno alla psicoanalisi siamo da tempo avvezzi, piuttosto, all’invidia ed agli attacchi distruttivi …

Vi sono motivi, anche, di ricostruzione storica e di connessa informazione: in Italia la persecuzione fisica degli ebrei cominciò non – come comunemente si ritiene – con la razzia nazista del ghetto di Roma il 16 ottobre 1943 ma con il rastrellamento in tutta Italia dei circa 700 ebrei poi inviati nei vari campi di internamento sparsi nella penisola e soprattutto al sud: tra questi, il campo di Ferramonti.

Un luogo e una storia che la curatrice ha voluto recuperare alla conoscenza ed alla memoria. Ferramonti, nei fatti, è stato il più grande campo fascista d’Italia, con 4.500 prigionieri.

Da questo campo di concentramento Ernst Bernhard poté uscire, proprio quando stava per essere mandato ad Auschwitz, recuperando la libertà grazie all’interessamento di Giuseppe Tucci, archeologo e, orientalista, per lungo tempo ritenuto – paradossalmente – un fascista. Tucci si adoperò spendendo presso Mussolini il suo prestigio di scienziato di fama internazionale. Anche su questo punto, attraverso le lettere dell’epistolario, La Marinangeli riesce a correggere un dato storico, restituendo a Tucci la grandezza del suo operato, ovvero l’aver di nascosto aiutato molti ebrei salvandoli dalla morte.

Alla Marinangeli va riconosciuto anche il merito di aver restituito spazio e visibilità al dolore di chi non parla, o non viene ascoltato: la pubblicazione delle risposte di Dora alle lettere scritte da Ernst, assume un significato ampio estensibile a tutti i familiari dei carcerati, e delle vittime in genere. Le lettere di Dora esprimono la verità intima e personale di un vissuto condiviso, manifestano l’esperienza di una attesa sofferta in misura quotidiana e reale, a volte anche banale: dimensioni ben diverse dalla coartata amplificazione prevalente nei massmedia, tele-visone in primis, che nel nostro tempo paiono cercare – esibendo la sofferenza e l’emotività connessa – prevalentemente lo scoop.

I limiti editoriali mi impongono di sorvolare su altre linee portanti, rintracciabili e/o esplicitate dalla curatrice: tra queste, esito non irrilevante, offrire al lettore uno spaccato di come si viveva a Roma agli inizi della guerra.

Infine, al di là di queste note ma centralmente, la figura di E. B.

Persona e personaggio che la pubblicazione dell’epistolario meglio chiarisce, per esempio rispetto all’importanza attribuita già dal 1940 all’ idea di Divina Provvidenza, oltre che all’astrologia sulle orme di Jung, ma che sembra mantenere – nella sua complessità – un quid di inafferrabile e indicibile, talora anche spaesante.

Ernst Bernhard, medico pediatra berlinese, portò in Italia il pensiero di C. G. Jung e ne fu promotore ad ampio raggio, anche fondando, nel 1961, L’Associazione Italiana per lo Studio della Psicologia Analitica (A.I.P.A).

Così inizia una delle numerose pagine che Aldo Carotenuto, che ne fu allievo, dedicò al Maestro: “E. B. era un medico berlinese, di famiglia ebrea. Nato nel 1896 aveva studiato medicina e si era subito interessato di psicologia sottoponendosi ad analisi con Fenichel e Rado. Dopo una crisi spirituale, non bastandogli gli insegnamenti ricevuti, si rivolse allo studio di problemi più vasti di quelli che gli permettevano i confini della psicoanalisi.”

È il caso di ricordare che nel 1996, la Rivista di Psicologia Analitica dedicò un numero ai Maestri scomodi (Ernst Bernhard, Buber e Jung) : negli scritti di Bianca Garufi, Silvia Rosselli, Marcello Pignatelli, Paolo Aite ed altri si evidenziano tratti diversi e disposizioni spesso contrastanti, modalità comportamentali e capacità analitiche di E. B., uomo e psicoanalista; Romano Màdera sottolinea, come tratto distintivo, la spiritualità ed una nuova sapienza sincretica e biografica.

Ognuno coglie, consapevolmente o meno, quell’aspetto che più entra in risonanza con le personali corde dell’anima.

La s-comodità di E. B. sembra in effetti essere la controfaccia (o meglio, la forza e la debolezza) di una personalità complessa: in effetti, i confini della psicoanalisi furono ampiamente varcati ed andarono a embricarsi con interessi religiosi, filosofici, astrologici, artistici, generando una immagine caleidoscopica ed appunto, spesso spaesante.

Al lettore, adesso, grazie all’epistolario, è data la possibilità di integrare in quell’articolato mosaico una nuova tessera.

TERAPIA, una guida al lavoro simbolico per l’espressione e l’elaborazione mondo interno – Paola Caboara Luzzatto

in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 9, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2009

L’equazione personale entra in azione sin dal momento dell’osservazione, giacché si vede ciò che la propria individualità consente di vedere.

In occasione del convegno che il Centro Studi Psicologia e Letteratura ha dedicato a Psicoterapia & Arte, mi soffermavo sul rapporto tra i due ambiti che, seppur diversi, sono spesso associati nella coscienza e nell’immaginario collettivo.

Notando che negli ultimi trenta anni è andata diffondendosi la teoria della complessità e settori della conoscenza prima separati hanno avviato un discorso comune, sottolineavo che questo avvicinamento/dialogo ha comportato a volte una perdita di nitidezza dei confini e, talora, uno smarrirsi delle specifiche identità.

Auspicavo l’opportunità di chiarire alcune ambiguità per ridurre l’area di incertezza del possibile fruitore, riducendo così il rischio di alimentare aspettative irrealistiche. L’orizzonte terapeutico è infatti assai ampio e diversificato: alla psicoterapia derivata dalla psicoanalisi di S. Freud e dalla psicologia analitica di C.G. Jung, si affiancano da tempo l’Art Therapy, la SandPlay Therapy, lo Psicodramma, la Play Therapy, e ulteriori forme – anche ispirate alla corrente della New Age – che variamente si rifanno alla creatività come fattore trasformativo e terapeutico.

Nell’ottica che privilegio, tesa a mettere a fuoco i tratti distintivi pur curando e valorizzando le connessioni possibili, ricordavo che l’ attività artistica o comunque classificabile come creativa non può di per sé essere risolutiva di soggiacenti problematiche psicologiche.

L’attività in questione, e/o l’opera prodotta dal paziente, va decodificata nel lavoro terapeutico, e tradotta in parola cercandone il significato ed il senso.

La verbalizzazione e la successiva comprensione possono far sì che la tensione energetica creativa divenga contenuto cosciente.

Soltanto attraverso la raggiunta consapevolezza, ci si potrà assumere la responsabilità dei propri bisogni e desideri e cercare di trasformare concretamente la propria vita.

Nel pensiero di Paola Caboara Luzzatto ho poi trovato una forte consonanza.

Nel suo recente libro (Arte Terapia – una guida al lavoro simbolico per l’espressione e l’elaborazione del mondo interno) l’Autrice analizza il metodo specifico di comunicazione che si attua nel setting dell’arte terapia articolando esperienze e riflessioni su caratteristiche, valenze e interconnessioni del lavoro simbolico, nonché interrogandosi sulla identità stessa del terapeuta che tale metodo attua.

La struttura ampia e ricca del discorso è già coglibile nell’indice, chiaramente ripartito, che consente al lettore un rapido inquadramento degli argomenti; il linguaggio chiaro non indulge mai a ridondanze ed ha una forte capacità di trasmissione delle informazioni.

Di forte utilità è, a mio avviso, anche la sintetica trattazione della storia stessa dell’Arte Terapia, come disciplina dalla doppia radice, provenendo infatti i suoi precursori dai due campi dell’arte e della psicoanalisi.

Una doppia radice che può portare ad una scissione degli interventi praticabili ma che può configurare, anche, l’arricchimento della strumentazione da usarsi, volta per volta ed in ragione delle necessità del paziente.

La doppia radice può diventare possibilità di comunicazione a doppio canale.

Per quanto attiene lo specifico setting dell’Arte Terapia, l’Autrice dimostra una attenzione rigorosa, volta non soltanto al triangolo comunicativo/relazionale costituito da paziente/immagine/arte terapeuta, ma anche alle oggettive condizioni di realtà in cui l’incontro si attua.

Lo spazio fisico ed il tempo stabilito assumono quindi connotazioni chiare e strutturanti le diverse modalità di lavoro possibili.

Nel campo che così si configura P. Caboara Luzzatto osserva attentamente le dinamiche transferali e controtransferali, rintracciando nel setting triangolare l’attuarsi di dinamiche composite.

Ciò in quanto “ il setting dell’arte terapia offre al paziente la possibilità concreta e specifica di una doppia proiezione: sulla figura dell’arte terapeuta e sullo spazio dell’immagine”. Corrispettivamente, nel terapeuta può verificarsi un doppio controtransfert.

Molteplici dimensioni e vissuti che, se resi consapevoli, divengono radicali strumenti terapeutici.

Attenzione, esperienza anche internazionale, rigore, mi sembrano costituire, in sintesi le linee portanti del working through di P. Caboara Luzzatto.

Così come chiarezza e consapevolezza mi sembrano essere parti fondanti della sua equazione personale di giudizio.

@psychotherapy. Risultati preliminari di una ricerca sperimentale italiana

a cura di Tonino Cantelmi, Simonetta Putti, Massimo Talli, Edizioni Universitarie Romane, 2001

@PsychotherapyL’avvenuto passaggio al terzo millennio appare caratterizzato da un processo di cambiamento le cui coordinate essenziali sono rappresentate dalle tecnologie mediatiche.
La comunicazione – da tempo divenuta globale- si pone come uno dei coefficienti decisivi di questa mutazione. Internet – la Rete delle reti – ha aperto non prevedibili territori di studio e ricerca anche per psicologi e psichiatri.
Questo libro espone i primi risultati di una ricerca sperimentale italiana volta a osservare e verificare la fattibilità di una psicoterapia on-line.

Indice dei capitoli

I (T. Cantelmi, S. Putti, M. Talli), W.W.W. Uno spazio per la crescita

II (S. Putti, G. Antonelli, T. Cantelmi), E-mail: un nuovo strumento per la psicoterapia

III (T. Cantelmi, M. Talli, M. De Marco), E-Psychotherapy: considerazioni cliniche, etiche e critiche inerenti la chat-therapy

IV (F. Artelli, S. Putti, T. Cantelmi), Web-cam: l’immagine nella psicoterapia on-line

V (B. Cipolla, L. Giardina Grifo, T. Cantelmi), www.psychoinside.it: il sito nella Rete

VI (V. Lingiardi, F. Gazzillo), Pluralità del Sé e fluidità del genere nelle relazioni on-line

VII (S. Merciai), Psicoterapia on-line: un vestito su misura

VIII (A. D’Andrea, T. Cantelmi), La consulenza psichiatrica on-line

IX (O. Albanese, P. Migliorini, G. Pietrocola), Bambini, apprendimento e Internet

X (M. Longo). Gruppi di formazione e psicoterapia di gruppo on-line: qualche ipotesi di studio e di possibile applicazione

Pazzi per il Cinema – MediCineTerapie

Pazzi per il cinema - MediCineTerapieAmedeo Caruso, Alpes, Roma, 2013

Le MediCineTerapie di questo libro sono prescritte da uno psicoanalista che ha finora trascorso, con successo e passione, migliaia di ore con i suoi Pazienti e altrettanto tempo piacevole e proficuo nelle sale cinematografiche.

I Lettori-Spettatori scopriranno all’istante pagine cinefile balsamiche per la cura delle sofferenze dell’anima. Sotto forma di chiacchierate amichevoli sul cinema, saranno somministrate, senza effetti collaterali, compresse effervescenti incoraggianti. Le diverse conversazioni simpatiche e leggère, a proposito di diversi film, si potranno adoperare anche come pillole digestive contro i bocconi amari dell’esistenza. Addirittura una sola pellicola potrebbe diventare la pastiglia orosolubile necessaria a stimolare l’appetito per la vita. L’opera di uno o più registi riuscirà ad essere assorbita come una capsula preventiva contro l’umore nero. Una insolita terapia di parole su pellicole, più o meno famose, a volte sconosciute, che si trasformano in gocce miracolose, capaci di far identificare e capire il doppio che è in noi. Iniezioni filmiche che hanno lo scopo di conciliarci con il mondo e di comprendere sempre più i nostri lati oscuri e le ragioni degli altri. Ce n’è per tutti i gusti e per le diverse necessità. Dal benefico e ottimistico coniglio Harvey, al labirinto di specchi che riflettono conflitti etici e bellici, riflessi sui fotogrammi di Million dollar baby di Clint Eastwood e del dottor Stranamore di Kubrick. Dai raffinati Racconti del cuscino di Peter Greenaway ai baci transferali di Ingrid Bergman. Dalla fantascienza di Blade Runner all’amor fou de L’Aquila a due teste di Cocteau. Dal Papa del gran rifiuto al Papa di Nanni Moretti, fino al Giullare di Dio di Rossellini, caro a Papa Francesco. Amore e Morte tra Haneke e Resnais, La gioia de La vita è meravigliosa e la follia de La donna dai tre volti. Le Trasgressioni di Baciami stupido! di Billy Wilder e le Digressioni sulla Via Lattea di Bunuel, i Tradimenti consumati in Non desiderare la donna d’altri di Susanne Bier, L’Amicizia nei film di Wenders e l’Invidia incarnata da Bette Davis, la Filosofia di Socrate nel Il Banchetto di Marco Ferreri, il Terrorismo nelle Mani Forti di Bernini. Inoltre, Registi-attori che interpretano Psicoanalisti e Psicoanalisti che vogliono fare i Registi. Lupi e Agnelli messi a confronto da Robert Redford, Divinità, Angeli e Demoni, Vecchi Maestri, Cattivi Maestri, Veri Maestri. La Signora in Nero al lavoro e la Rinascita che l’annienta. Brevi inviti alla lettura di libri su cinema e psiche. La rilettura del romanzo The Moviegoer di Walker Percy, da cui nessuno ha osato trarre un film ma che convincerà tutti a non vivere un istante senza meraviglia. Una straordinaria serata con Arthur Penn. Uno psicodiario “a caldo” della 69ma Mostra del Cinema di Venezia. La crisi globale. Il femminicidio. E ancora, una visita Nella casa di Ozon e Nel paese dei sordi di Nicolas Philibert, che sa la differenza – e ci fa un bel film – tra Essere e avere.

Mille e una visione con il buio in sala, alla luce della psicoanalisi.