L’insostenibile leggerezza dell’essere… anziani

In questi giorni stiamo pian piano emergendo da una situazione difficile, che ha coinvolto tutti nell’isolamento e che ha avuto particolari ripercussioni sui soggetti anziani, che soffrono spesso di solitudine già in condizioni di normalità. In alcuni casi, come mi capita di sentire con piacere in ambulatorio geriatrico, l’isolamento è stato anche occasione di riavvicinamento da parte dei figli nei confronti di genitori particolarmente bisognosi di cure. Quel che è certo è che la pandemia che stiamo auspicabilmente sorpassando ha riportato in qualche modo in primo piano l’età senile, con le sue fragilità ma anche con certi punti di forza. Una patologia contagiosa che ha minacciato di sottrarci tanti dei nostri anziani ne ha rimesso in giusta luce l’importanza affettiva ma anche il ruolo sociale; ha aiutato a mettere da parte l’idea erronea che l’anziano sia soltanto un peso ed a metterne in risalto le potenzialità. Continua a leggere…

Il nostro pane quotidiano, ovvero “Siamo tutti fornai!”

Quante volte, leggendo una delle tante “ricette della nonna”, abbiamo immaginato un mondo antico e felice, incastonato in un tempo indefinito, con tavole imbandite di dolci e biscotti fragranti. Abbiamo immaginato nonne e zie affaccendate a occupare le loro postazioni in cucina, e i bambini attendere impazienti l’arrivo delle deliziose pietanze. Abbiamo sempre sognato di ricostruire un pezzetto di quel mondo idilliaco e rivivere nella nostra quotidianità l’atmosfera gioiosa che certi spot televisivi ci propinano ogni giorno.

I pubblicitari sanno bene che far leva su gesti ancestrali e su immagini che rievocano un passato in cui semplicità faceva rima con bontà, dà conforto e stimola gli ormoni della felicità. Continua a leggere…

A proposito di certezze

di Roberto Cantatrione

Conoscere per deliberare. Questo sosteneva nelle sue famose “Prediche Inutili” (pubblicate in dispense dal 1955 al 1959) Luigi Einaudi, il grande economista piemontese, nonché secondo Presidente della Repubblica.  Questo è il punto. Conoscere.  Ma come si fa ad avere informazioni attendibili che ci portino alla giusta “conoscenza “?  Suggerirei di andare a leggere   o rileggere gli interventi contenuti nel numero 11 della rivista del nostro Centro Studi Psiche Arte e Società dedicata al tema “Le verità che cambiano”. Dalla sua lettura, in sintesi, si desume che la verità (che è come dire la conoscenza) è relativa, circoscritta al momento in cui la si enuncia e, soprattutto nella scienza, valida pro tempore. Continua a leggere…

La paura e il villaggio globale

Di Giorgio Mosconi

Se ci guardiamo indietro nel tempo possiamo osservare che da quando l’homo sapiens ha avuto paura è incominciato il progresso.

Oggi viviamo in un mondo spaventato, Ionesco e Woody Allen l’avevano riassunto con un commento spiritoso: Dio è morto, Marx è morto e anch’io non mi sento tanto bene.  Forse come si domandava Marc Augé[1]: Non sarà che, oggi, la paura della vita abbia rimpiazzato la paura della morte?

In un’epoca di diffusione incontrollata e velocizzata di immagini e notizie l’angoscia serpeggia nelle nostre menti, siamo passati dal terrore dei kamikaze a quello del virus.  Aprendo un giornale o internet ci si espone subito al contagio delle notizie che di solito sono poco rassicuranti: la crisi economica, quella climatica, il nucleare, la paura di nuove malattie, di qualche asteroide.  Tutte paure ipotetiche anche se realistiche, ma ora è arrivata la “Peste”. Continua a leggere…

In odore di Giudizio universale: pandemia, cinema e profezia

Quella che sto per raccontarvi è la trama di un film che probabilmente i cinefili, specie gli appassionati del neorealismo italiano, e gli estimatori di Vittorio De Sica conosceranno. Si tratta infatti del suo film Il Giudizio Universale del 1961. La storia è semplicemente geniale ed è frutto della collaborazione alla sceneggiatura con un maestro della scrittura del cinema neorealista, Cesare Zavattini. Trovandoci in un momento molto difficile e pericoloso per tutti, non posso rischiare che qualcuno non trovi il film o non lo abbia visto, quindi sarò necessariamente un po’ dispettoso e ve lo racconto a grandi linee, prima che la fine del mondo sia rimandata – speriamo – ad altra data. Chi lo ha visto è più fortunato, perché dovrà soltanto ricordarselo, chi non lo conosce mi auguro che riesca a trovarlo e goderselo nonostante, o per merito delle mie anticipazioni. Continua a leggere…

Canta che ti passa…

di Maria Teresa Cutrone

Quali sono le strategie che abbiamo escogitato per reagire alla pandemia e alla reclusione forzata? Ognuno ha trovato la sua strada: dedicarsi a buone letture, vedere film mai visti, preparare leccornie in cucina, mettere in ordine armadi e cassetti, ascoltare musica, suonare o cantare.

Preparare leccornie e dedicarmi alla musica sono le mie attività preferite, e sono quelle che hanno avuto più successo, in una sorta di contagio collettivo, un tam-tam che si trasmette attraverso i social media.

Il canto, questa forma d’espressione musicale primigenia che la razza umana ha scoperto da tempi immemorabili, ben prima che l’uomo imparasse ad articolare un linguaggio, serviva ad imitare i suoni della Natura e confondersi con essa, ad allontanare gli spiriti maligni, a celebrare le divinità, ad accompagnare danze di corteggiamento. Questa espressione meravigliosa di creatività, emozioni e sentimenti, esercita un potere taumaturgico sulla psiche dell’uomo. Continua a leggere…

Lettera da Chicago – Dov’è Cassandra?

Dal vostro corrispondente negli Stati Uniti, Les White

Il sette marzo, qui a Chicago, sono andato alla festa di compleanno di un’amica della mia insegnante di italiano. Lei spesso coinvolge i suoi studenti nelle sue iniziative, così ho incontrato tanti suoi amici e studenti e sono diventato amico perfino dei suoi figli e nipoti. Quando siamo venuti in Italia, noi studenti, siamo andati a trovare i suoi parenti e i suoi amici.

Dunque a questa festa che ha avuto luogo il giorno prima che il Governo italiano chiudesse la Lombardia per limitare la diffusione del coronavirus, nessun partecipante pensava che il virus potesse colpire anche noi! Sì, il virus rappresentava un grande problema solo per la Cina e adesso coinvolgeva l’Italia (e i Paesi che fanno business con loro), ma niente di simile sarebbe potuto succedere qui negli Stati Uniti. Continua a leggere…

Alla ricerca della semplicità perduta

Il coronavirus ci sta costringendo ad un isolamento domestico che risulta pesante, turba i nostri piani, impedisce il normale svolgimento delle nostre vite. A farne le spese sono soprattutto gli anziani, che già in condizioni normali vivono una realtà di isolamento, che al momento però risulta ulteriormente accentuata. L’essere costretti a casa ci toglie molto ma, forse, ci dà anche la possibilità di ripensare alla nostra società e di reimparare, come invita a fare lo storico contemporaneo Franco Cardini, a coniugare il pronome “noi” anziché declinare sempre e soltanto il pronome “io”, a riscoprire il valore ed il ruolo del soggetto anziano, che non è più soggetto economico e dunque non è – come sostiene lo psichiatra Vittorino Andreoli – homo faber. Continua a leggere…

La comunicazione assordante

Qualche giorno fa ho visto su un canale nazionale un film del 1960: Il mondo di Suzie Wong diretto dal regista Richard Quine con Nancy Kwan e Willman Holden.  Il film è tutt’altro che un capolavoro e racconta la storia d’amore tra un pittore americano e una prostituta di Hong Kong ambientato nei quartieri degradati di quella grande città asiatica negli anni cinquanta.

Mi chiedevo perché, in questi giorni particolari, un canale televisivo nazionale avesse programmato proprio questo vecchio film e la risposta la ebbi riguardandolo dopo tanti anni. Continua a leggere…

Il mondo che verrà

Fino a ieri eravamo orgogliosi del fatto che negli ultimi settantacinque anni il mondo occidentale non avesse conosciuto conflitti armati a livello mondiale.  Ma c’eravamo illusi.  All’improvviso, come in un film catastrofistico di fantascienza, tutto è cambiato. Un agente patogeno al momento ancora misterioso e invincibile diventa un killer inafferrabile e micidiale, facendo piombare l’umanità in una guerra non convenzionale (così l’ha definita il Presidente Francese Macron, e non solo lui). Non dobbiamo difenderci da bombe atomiche o altre terribili minacce di armi sofisticate: dobbiamo combattere contro un nemico che abbiamo cominciato appena a studiare, una bomba “umana”. Continua a leggere…