Intervista al prof. Luigi Zoja

Al convegno del Centro Studi Psiche Arte e Società, Un giro nel mondo della psicoanalisi 80 anni dopo Freud, abbiamo avuto come ospite d’onore il prof. Luigi Zoja, che è lo psicologo, lo psicanalista e anche lo scrittore di psicoanalisi italiano più conosciuto probabilmente al mondo. I suoi libri sono tradotti in 15 lingue. Ha abitato a lungo tra Zurigo e gli Stati Uniti, ed era a New York quando ci fu proprio il crollo delle Twin Towers.

Ormai, con me che lo intervisto, ci conosciamo da una dozzina d’anni, siamo in buoni rapporti soprattutto epistolari, ci incontriamo ogni tanto nell’ambito di qualche convegno, e la penultima volta ci siamo trovati a Chieti tre anni fa.

Il professore ha accettato di rispondere a otto domande che poi rivolgeremo ad altri psicoanalisti freudiani e junghiani di cui potrete leggere le opinioni sul numero 14 della rivista SOS JUNG appena pubblicato.

Ricordo di Simonetta Putti

di Roberto Cantatrione
Simonetta Putti non è più tra noi; e quando una persona nella vita ti ha fatto del bene ognuno ha un proprio modo di serbarne la memoria, che è come dire sentire la sua mancanza. Non voglio in questo ultimo saluto soffermarmi più d tanto su ricordi personali, ma per tracciare un profilo commemorativo della Sua persona, e dire quanto, per alcuni aspetti, fossi in sintonia con il suo pensiero, qualcosa che ci ha accomunato nella vita devo pur dirla.

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Il primo libro-vaccino anti COVID

Procuratevi subito Psicovid20, il primo libro-vaccino anti COVID!

Psicovid20, il rimedio di cui non vi parleranno mai la veterinaria Ilaria Capua né Fauci, il consulente in bilico tra Biden e Trump, e lo ignorerà Patrick Vallance, il consigliere “greggista” di Boris Johnson, peggio per loro!

Ecco un numero che più speciale e straordinario non si può. Chi poteva immaginare a gennaio 2020 che la Terra sarebbe piombata in un pandemonio pandemico?
Tutti i progetti, le previsioni e le speranze relative alla nostra vita e al nostro lavoro hanno subito un arresto forzato e tante cose sono cambiate.
Quelle che proponiamo in questa rivista sono le riflessioni di noi tutti del Centro Studi unite alle testimonianze di uno scelto gruppo di medici amici che hanno vissuto in prima persona l’emergenza.

Il Corriere dalla Sera, Repubblica, l’Espresso, il Tempo, il Messaggero, il Foglio o Libero ancora non vi consigliano la lettura di Psicovid, ma state certi che lo faranno presto!
Lilli Gruber, Maurizio Mannoni, Giletti, la D’Urso, Mario Giordano, Alessandro Sallusti, Vittorio Feltri e il filosofo Massimo Cacciari non lo hanno ancora segnalato, ma se ne pentiranno!

Psicovid20,
forse non comparirà nella rubrica televisiva Billy il piacere di leggere e neppure su Quante storie di Augias e tantomeno su ACHAB del Tg2, ma ingoieranno il boccone amaro di non averlo preso in considerazione!
Psicovid20
sicuramente non sarà recensito dall’inserto domenicale del Sole 24 Ore, forse solo Gianfranco Ravasi potrebbe apprezzarlo, vediamo se lo farà.
Confidiamo infine che ne parlino al più presto il dolce e affidabile prof. Massimo Galli, e il giusto Andrea Scanzi.

Psicovid20 forse piacerà a Paolo Conte, Paola Cortellesi, Giuseppe Conte, Samantha Cristoforetti, Francesco Guccini, Monica Bellucci, Sergio Mattarella, George Clooney, Kathryn Bigelow e la lista non finirebbe più…

Questi gli autori della rivista:

Amedeo Caruso, psicofuturista
Giorgio Mosconi, psicoterapeuta
Roberto Cantatrione, economista
Maria Teresa Cutrone, docente di musica
Vincenzo Leccese, specializzando in geriatria
Roberto Oliveri del Castillo, magistrato
Les White, psicoterapeuta di Chicago
Maria Antonietta Cannavina, medico di famiglia
Lorenzo Capaldi, internista
Ida Caruso, farmacista
Fabrizio Giannandrea, medico del lavoro
Antonella Raimondo, psichiatra
Gennaro Restaino, radiologo
Donato Santopuoli, infettivologo
Gabriele Sganga, chirurgo
Sergio Torrente, anestesista rianimatore

Per richiedere Psicovid20 scrivici a info@psicheartesocieta.it.

Un libro per non isolarsi e restare svegli

Disponibile in libreria e ordinabile online da subito il risultato dell’Indagine su un burattinaio (Città del Sole Edizioni, Reggio Calabria, Ottobre 2020), di Roberto Oliveri del Castillo di cui offriamo in lettura, con il consenso dell’autore, la psico-prefazione di Amedeo Caruso e l’integrale postfazione di Domenico Gallo, noto giurisperito e valoroso politico. Il manoscritto del giudice, questo il sottotitolo del libro, racconta una storia intricata e intrigante che potrebbe accadere o può essersi svolta dovunque. Leggete i commenti di apertura e chiusura del libro e vi verrà una gran voglia di conoscere tutto quello che è nel mezzo, come la virtù. Secondo l’intuizione di Jung potremmo anche dire che quest’opera “diventa” ciò che accade nel mezzo. Buona lettura e buona salute a tutti. Continua a leggere…

L’insostenibile leggerezza dell’essere… anziani

In questi giorni stiamo pian piano emergendo da una situazione difficile, che ha coinvolto tutti nell’isolamento e che ha avuto particolari ripercussioni sui soggetti anziani, che soffrono spesso di solitudine già in condizioni di normalità. In alcuni casi, come mi capita di sentire con piacere in ambulatorio geriatrico, l’isolamento è stato anche occasione di riavvicinamento da parte dei figli nei confronti di genitori particolarmente bisognosi di cure. Quel che è certo è che la pandemia che stiamo auspicabilmente sorpassando ha riportato in qualche modo in primo piano l’età senile, con le sue fragilità ma anche con certi punti di forza. Una patologia contagiosa che ha minacciato di sottrarci tanti dei nostri anziani ne ha rimesso in giusta luce l’importanza affettiva ma anche il ruolo sociale; ha aiutato a mettere da parte l’idea erronea che l’anziano sia soltanto un peso ed a metterne in risalto le potenzialità. Continua a leggere…

SAB 16 FEB | Note di Gusto

Vi ricordiamo l’appuntamento per sabato 16 febbraio alle 19.00, presso la nuova sede dell’Enoteca Letteraria in via San Giovanni in Laterano 81, Roma per la conversazione con Maria Teresa, esperta di gastronomia e musica.

Ingresso libero e gratuito

Dopo la conversazione ci sarà una cena frugale al costo di € 10,00. La prenotazione per la cena è obbligatoria e da effettuarsi entro mercoledì 13 febbraio 2019 scrivendo all’indirizzo email info@psicheartesocieta.it, indicando il numero e i nominativi delle persone.

COME RAGGIUNGERCI:

10 minuti a piedi dalle fermate Metro: Colosseo o Manzoni
Autobus 85 (Linea Arco di Travertino – Termini) Fermata “San Giovanni in Laterano” a pochi metri dall’Enoteca.

Jung e l’ipnosi

in Giornale Storico del Centro Studi di Psicologia e Letteratura, 12, Giovanni Fioriti Editore, Roma, 2011 – Estratto

Ciò che Jung difende strenuamente non è solo il diritto di contestare Freud, ma anche e soprattutto la difesa della sua personale libertà di pensiero e di applicazione clinica. Non può sopportare un “giuramento da adolescenti” in cui non si può discutere il Verbo pronunciato dal Messia dell’Inconscio! Tale era anche il “patto” sulla sua teoria della sessualità, ed anche a questa Freud voleva costringere il futuro erede a genuflettersi e a considerarla intoccabile e impeccabile.

Così Freud perse la stima di Jung, che si ritirò consapevolmente dalla schiera dei suoi allievi, e proseguì solitario e sicuro il suo cammino, apportando alla pratica clinica ed alla teoria dell’inconscio il suo gigantesco e fertilissimo contributo.

Se ci siamo soffermati sul dissidio Freud-Jung è perché questo contrasto segna – secondo noi – un grosso punto a favore non soltanto di Jung, ma evidenzia anche tutto ciò che è importante, sostanziale per l’ipnosi.

Illustri studiosi di formazione psicoanalitica freudiana e lacaniana, come Leon Chertok, Raymond de Saussure, ed Isabelle Stengers hanno capito e dimostrato in scritti imprescindibili per chi voglia interessarsi al problema, le motivazioni del rifiuto di Freud nei confronti dell’ipnosi, e non staremo qui a ripetere le loro difficilmente confutabili teorie che noi condividiamo in pieno, ma accenneremo soltanto ad esse, integrandole con la nostra modesta aggiunta della teoria della libertà dell’inconscio in ipnosi. Se Freud inventa la psicoanalisi è proprio grazie all’ipnosi. Dall’ipnosi che per lui è troppo sfuggente e indomabile, incontrollabile e misteriosa, irripetibile in tempi e modi sempre uguali, e soprattutto incostante nei suoi effetti, ecco che, pur conservando e onorando la trance che definisce transfert, Freud trasforma un metodo troppo libero e apparentemente fumoso in una disciplina composta da quelli che Jay Haley nel suo libro Strateghi del potere definisce “gli stratagemmi della psicoterapia” e che considera dei pilastri incrollabili e intramontabili nei tempi, nei luoghi e nelle persone. Insomma un’invenzione perfetta, come quella del martello, che pur avendo origini antiche resta insostituibile e immutevole e soprattutto sempre efficacissimo. Questa scelta, direbbe Aldo Carotenuto, dipende dalla metapsicologia personale di Freud, che sentiva di dover controllare completamente il setting – peraltro da lui escogitato – per ottenere gli effetti terapeutici desiderati.

Abstract

Nel suo articolo, l’autore Amedeo Caruso inquadra i rapporti tra Jung e l’ipnosi attraverso una sintetica rivisitazione della carriera scientifica del fondatore della psicologia analitica. Inoltre spiega le ragioni che lo hanno spinto alla riscoperta dell’ipnosi, sull’onda di esperienze freudiane e junghiane refrattarie all’utilizzo della trance. Partendo dalla sua curiosità per l’ipnosi e dallo stupore per l’imprigionamento della stessa in un dimenticatoio, Caruso spiega come l’incontro con Ernest Rossi, il più famoso allievo di Erickson, e il lavoro svolto insieme a lui, lo abbiano convinto a riflettere su quanto e come Jung abbia soltanto “trasformato” l’ipnosi appresa da Janet a Parigi nel cosiddetto metodo dell’immaginazione attiva, tesi avvalorata anche dallo psichiatra James Hall. L’ipnosi, cacciata dalla porta sia da Freud che da Jung, è in realtà sempre rientrata, soprattutto ai tempi odierni, mascherata da magico transfert e colorata da immaginazione attiva, dalla finestra di ogni studio psicoanalitico.

Ipnoautica per principianti

in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 56, Roma, Di Renzo Editore, 2004 – Estratto

Partiamo subito con un celebre assioma che ha la forma di un aforisma: “Non esistono gli ipnotizzatori ma soltanto gli ipnotizzati”. Questa asserzione, che sembra scimmiottare quella sarcastica di Karl Kraus sulla psicoanalisi (la psicoanalisi è una malattia della quale pretende di essere la cura) si rivelerà invece sempre più vera man mano che l’apprendista ipnonauta si impossesserà dell’arte della transe. Si è deciso di utilizzare il termine transe (anziché trance) per ricordare ed enfatizzare l’etimologia della parola. Transe da trans-ire, andare oltre, termine giustamente prediletto da un grande studioso e conoscitore di stati alterati della coscienza, Georges Lapassade, forse il più eminente studioso occidentale del fenomeno, che chi scrive ha avuto l’onore ed il privilegio di conoscere e frequentare. L’ipnonauta diligente cercherà al più presto di leggere l’opera Stati alterati e transe del Predetto.

Invitiamo a diffidare di coloro che temono la transe. La transe è uno stato naturale, frequente, pluriquotidiano nel quale ci imbattiamo tutti. Solo che molti, forse la maggior parte, resistono e vi si oppongono cercando la cosiddetta lucidità. Sognare ad occhi aperti, farsi scoprire “imbambolati” da qualcuno sul lavoro, a scuola, non ricordare mentre guidiamo che cosa è successo negli ultimi due, cinque, o cento chilometri; sentirsi incatenati a un libro, inebriati da una musica, innamorati di una donna o di un uomo, estasiati da un tramonto, magnetizzati da un oratore; cullarsi in un ricordo, vagare nel futuro, perdersi nel presente: tutto questo è transe.

Non c’è bisogno di essere psicologi per aiutare qualcuno a scivolare dolcemente in uno dei quadri appena descritti. E infatti l’ipnosi è una tecnica nella quale sono molto bravi soprattutto i non addetti ai lavori e cioè i maghi, i prestigiatori, gli illusionisti, gli uomini di spettacolo che riescono ad accumulare sul campo una grande esperienza e sono in grado di farlo quasi sempre meglio degli psicoterapeuti. Non lo diciamo soltanto noi ma anche uno dei pionieri dell’ipnosi, Sandor Ferenczi, che il bravo psiconauta avrà la curiosità di andare a interpellare sull’argomento. Per anticipare qualcosa ricordiamo che il grande psicoanalista – del quale si è detto: Freud ha inventato la psicoanalisi ma Ferenczi l’ha fatta (!) – ha sottolineato la sua bravura come ipnoterapeuta da adolescente con gradi mai più raggiunti come medico e psicoanalista.

Facciamo un po’ i monelli, i provocatori e togliamoci finalmente questo peso dallo stomaco, dicendo che sono fin troppi i nostri colleghi che si trincerano dietro uno scetticismo inutile per proteggere il loro tallone d’Achille, la assenza di pratica dell’ipnosi, una grave ignoranza, a parer nostro. Abbiamo udito centinaia di pazienti riferire che il loro stesso psicoanalista alla richiesta di un tentativo di lavoro in ipnosi ha cominciato a vacillare, adducendo le ragioni più pretestuose ma rivelando soltanto una mancanza di esperienza. Secondo noi è sempre possibile verificare con facilità le reali intenzioni di un paziente che desidera lavorare anche o soltanto con l’ipnosi. Bisogna però sapere come si fa. Il metodo non è difficile, ma come per la psicoanalisi, bisogna che il terapeuta cominci a sperimentarlo su di sè. Pertanto ora non chiedeteci come si fa, perché non osereste chiedere a uno psicoanalista come si fa la psicoanalisi, ma vi porreste umilmente nella condizione di apprendere da chi è stato riconosciuto capace di effettuarla. Non pretendereste di apprendere la psicoanalisi leggendo i testi di Freud, Jung e compagni (e chi lo fa è davvero pazzo) ma sapete bene che dovrete sottoporvi a un duro lavoro analitico personale per conoscere gli strumenti della disciplina e valutare la vostra inclinazione alla professione.

Siamo stufi, noi ipnonauti, di sentire nei nostri studi le lamentele di clienti che vengono da noi con il permesso del proprio psicoanalista che controllerà il nostro operato arrogandosi il diritto di giudicare e supervisionare qualcosa di cui non sa nulla! Il nostro parere è che ogni sano psicoterapeuta debba fare esperienza personale della transe, con tutti i metodi, le tecniche e le strategie possibili, perché questo è uno strumento imprescindibile del nostro lavoro. Vogliamo citare qualche esempio famoso? Uno dei più importanti ri-scopritori dell’ipnosi si chiama Chertok; questi era un allievo di Lacan (ricopritore a sua volta della “cosa” freudiana) e rimase di stucco quando chiese al suo vanitoso maestro se poteva provare con l’ipnosi in un caso che gli era stato affidato. La risposta fu picche, ma il nostro uomo non si lasciò intimorire nè infreddolire dal silenzio glaciale del Seminarista e utilizzò di nascosto la tecnica che aveva appreso da qualche anonimo, pedante psichiatra della scuola di Charcot e ottenne non solo un successo clamoroso ma scrisse poi dei magnifici libri che lo sveglio ipnonauta si procurerà in un baleno e li divorerà.

Una spia nel tempio della psicoanalisi

in Giornale Storico di Psicologia Dinamica, 55, Roma, Di Renzo Editore, 2004

Prometto che la storia che sto per raccontare sarà fedele (ma appassionatamente) ai fatti che coinvolsero, circa 70 anni fa, una donna di nome Anais Nin, due psicoanalisti, Renè Allendy e Otto Rank, e uno scrittore, Henry Miller.

Costoro non sono i soli personaggi di questa inchiesta psico-letteraria.

Le altre comparse, con ruoli non sempre marginali, rispondono ai nomi di Hugo, marito di Anais, June Mansfield, moglie di Henry Miller, Antonin Artaud, scrittore ed attore francese di teatro e cinema, Eduardo Sanchez, cugino di Anais, Joaquin J. Nin, padre di Anais.

Mi è sembrato quasi più onesto far raccontare parte di questa tranche de vie al personaggio principale, Anais Nin, perché, oltre ad essere la protagonista ed il soggetto della mia esposizione, ne è la vera autrice ed anche l’unica fra tutti che abbia avuto il coraggio e la capacità di narrarla man mano che si consumava nei giorni e nei cuori, nei corpi e nei pensieri di ciascuno di loro.

E che Anais Nin mi tormenti, dovunque Ella sia, con gli incubi più paurosi, se le farò dire qualcosa di non realmente accaduto.

Ma che mi accompagni in questa rievocazione se la trova onesta, di “quelli sì che furono giorni” ( those were the days! ) accettando questo ingaggio letterario.

Mi affaccerò, come cantore di questa epopea, a qualche piccola finestra per dei b

revi commenti e chiuderò la porta del discorso come la sto aprendo ora alla mia eroina preferita. Il mio debito e la mia riconoscenza verso Anais Nin sono di immensa gratitudine ( nel mio primo libro Viaggio nell’ipnosi, ho avuto l’onore di ospitarLa come unica attrice femminile nell’odissea dell’astronave che compiva un breve volo nei cieli dell’ipnosi ) ed oggi sono lieto di farLe da navigatore nel resoconto della Sua missione segreta che potrebbe intitolarsi Agente Anais Nin, dalla psicoanalisi con amore.

Immaginiamo allora che l’agente segreto con licenza di amare Anais Nin, si introduca nel Tempio della Psicoanalisi per compiere una missione di conoscenza di questa dottrina, per capire come questa invenzione possa aiutare il genere umano.

Ormai diventata analista non smette di apprendere da Rank perché lui tocca tutte le cose con la magia del significato. Quelli che vengono da lui sono come ciechi, sordi, muti. Quando lui scopre l’intreccio delle loro vite, loro cominciano a trovarle interessanti e questo interesse li salva. L’intreccio creato dall’inconscio si rivela più interessante di qualsiasi storia poliziesca. Rank scopre i legami, le trame, i modelli, e tutto diventa di un interesse inesauribile, pieno di sorprese.

Ma Anais è delusa anche da Rank. Lo abbiamo già detto, e lei lo ha scritto un’infinità di volte in mille modi diversi. È capace di amarli tutti, riesce a descrivere una giornata come il 6 giugno 1934 vissuta senza ritegno all’insegna della fellatio prima con Henry e poi con Rank.

Di ritorno confida ad Henry: una donna dovrebbe nutrirsi esclusivamente di sperma e subito dopo parlano di psicoanalisi. Ma lei ha bisogno di inventare sempre la vita. Rivolge un pensiero finanche a Dio reputandolo forse geloso della sua venerazione per l’uomo. E si domanda: se Dio mi vuole esclusivamente per Lui, è questa la rete che mi porterà a Jung?

Ha già scritto nel febbraio 1933 che suo marito le ha detto che lei dispone di un harem e a ciascuno dice: “sei tu il favorito”. Se prima il vero re era Henry, poi lo è stato Allendy e quindi Rank e poi di nuovo Henry che ha dovuto lasciare un po’ di spazio per Artaud e ancora per Hugo e tutti insieme per Joaquin. Ed abbiamo già assistito alla sua tentazione per Jung e alla gelosia percepita addirittura nell’Onnipotente.

È la fine per Rank, che morirà davvero poco dopo Freud nel 1939. Ma lasciamo di nuovo la parola alla scrittrice:

Dopo Rank, vivrò solo per gli altri, questa è la mia gioia.

La psicoanalisi mi ha salvata perché ha permesso la nascita del mio vero io, religioso. Non posso diventare una santa. Ma sono pienissima e ricchissima e ho molto di cui scrivere. Mi accontenterò di un po’ di pace e di qualche preciso ricordo. Non posso insediarmi definitivamente nella vita umana. Non mi basta. Devo ascendere a regioni più vertiginose. La psicoanalisi mi ha salvata dalla morte. Mi ha permesso di vivere e, se abbandono la vita, sarà solo per mio volere, in quanto non contiene l’assoluto. Ma quanto amo ancora il relativo, la banalità e il calore di un fuoco, e una bella raccolta di orecchini, ed Haydn ascoltato con il fonografo, e le risate con Eduardo, e le battute su Mae West, e il nuovo completo di lana nera con enormi maniche e scollatura sensuale dalla gola ai seni, e il braccialetto e la collana di pietre azzurre, incastonati di stelle, e la nuova biancheria, e la nuova vestaglia di velluto nero e il cassetto pieno di copie di Tropico del Cancro con la mia prefazione, e l’ultima lettera di Rank, e il telefono che squilla tutto il giorno, addio addio addio…

Amore.